LATTE DE SOIA

SOIA SIGNIFICA SOIA.

I supremi legislatori — l'Olimpo di Bruxelles prima, i sodali di Roma a ruota — hanno decretato il dogma: la plebe è sprovvista dell'intelletto necessario a distinguere un mammifero da una pianta. Giustificano i loro editti paternalistici spacciandoli per nobile tutela dei nostri diritti di consumatori.

Ma ai loro occhi noi non siamo cittadini: siamo carne da mercato. Eterni fanciulli da raggirare e a cui rieducare la sintassi per regio decreto. Siamo bestie da mungitura, né più né meno di quelle recluse nei santuari della tortura intensiva. Non hanno cittadinanza i nostri pensieri, le nostre emozioni, i nostri afflitti desideri. Il libero arbitrio ridotto ormai all'osso. Un lusso che decade quando i confini dell'agire legittimo vengono progressivamente ridisegnati dall'alto, restringendo i corridoi dell'esistenza fino a trasformarli in ciechi e malsani cunicoli.

Se vi sottraggono persino il diritto di nominare la realtà, vi privano della mappa per orientarvi nel mondo.

La morsa si fa così serrata che l'azione diviene impossibile e il corpo si ritrova incastrato, sigillato nella propria impotenza, incapace di alcun moto che non sia l'obbedienza passiva al padrone.

Vi ravvisate anche voi, in mesta processione tra le navate del supermercato, come mandrie condotte al silos? Volgete lo sguardo intorno, tonnellate di deiezioni illuminate a neon. Una colonna di carrelli identici che scivola docilmente verso l'estremo macello.

Non ci è concesso comprendere, né muovere obiezioni. Nei capannoni industriali l'ortodossia si impone con bastoni e pungoli; nella società civile, tramite il cappio delle sanzioni. Fino a centomila euro di ammenda qualora l'audacia ti spinga ad imprimere la parola LATTEDESOIA. Dieci anni di umano travaglio e di sudore, immolati sull'altare dell'obbedienza. È la logica del milk sounding: il divieto normativo di usare denominazioni lattiero-casearie per prodotti di origine vegetale.

La frode legalizzata

La medesima norma che interdice l'uso del termine "latte vegetale" sulle mense e sui prodotti, concede alle oligarchie agroalimentari il privilegio di imprimere la dicitura "vegetale" su sostanze che contengono fino al due percento di secrezioni animali.

Siamo al cospetto di una superba logica dell'assurdo: la parola millenaria vi è sottratta affinché il volgo non si confonda. E qualora cerchiate la purezza della soia, il diritto vigente vi impone la beffa di potervi scorgere tracce di siero vaccino. Uno sfregio perpetrato dall'alto, poiché avete compreso fin troppo.

Questo non è l'ennesimo panegirico salutista, ecologista o antispecista. Non siamo qui per dimostrare la tossicità dei latticini, né per rammentarvi che gli allevamenti stanno divorando il pianeta. Non dispensiamo lezioni di morale. Fate ciò che aggrada al vostro spirito, ma fatelo consapevolmente.

Un esercizio di memoria

LATTEDESOIA.COM è un atto di resistenza semantica.

Epurare un vocabolo serve unicamente a deviare il baricentro del discorso. Serve a farvi rimirare il dito mentre l'elefante nella stanza viene trucidato in un silenzio assordante. Alimentano sterili sofismi linguistici per occultare l'orribile sistematicità dei mattatoi, blindando i privilegi di una laida casta che sopravvive solo grazie ai sussidi pubblici. E se oggi necessitano di tali miseri escamotage per assicurarsi i loro profitti, la diagnosi è infausta: sono sull'orlo dell'estinzione.

Il decreto sul milk sounding non è scudo per il popolo, è corazza per i padroni. Una marchetta di Stato per la fazione degli allevatori. Un clan anacronistico che galleggia sul denaro pubblico mentre devasta la terra che ancora, per estrema clemenza, li ospita. Per le istituzioni, se coltivi la terra con rispetto sei un truffatore da emendare; se perpetri il supplizio dei corpi in un allevamento, diventi specie protetta da tutelare e rilanciare.

Perseverare nell'uso della parola proibita non è mero esercizio di stile, è diserzione. Significa inceppare un piccolo ingranaggio, costringere il potere a inventare nuovi sofismi e mantenere intatto il filo della memoria in una guerra che si combatte prima nei concetti e poi nei piatti.

Noi continueremo a chiamarlo latte de soia.
Almeno finché non esisterà soltanto del latte de soia.

E adesso, sanzionateci questo baccello.